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Crediti d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro e per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione
Venerdì, 7 Agosto , 2020
Premessa

Il decreto legge Rilancio, con gli articoli 120 e 125, ha introdotto i crediti d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro e per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione individuali (Dpi). L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 20/E del 10 luglio 2020, ha fornito i primi chiarimenti di carattere interpretativo e di indirizzo operativo agli uffici periferici.  


Il credito di imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro (Art. 120 D.L. 34/2020)

Il credito di imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro viene riconosciuto ad un’ampia platea di operatori, a fronte delle spese sostenute per gli interventi che si sono resi necessari al rispetto delle prescrizioni sanitarie e delle misure di contenimento del Coronavirus. Beneficiari del credito di imposta sono gli operatori con attività aperte al pubblico, ad esempio bar, ristoranti, alberghi, cinema e teatri. L’art. 120 al primo comma fa riferimento ‘ai soggetti che esercitano attività d’impresa, arte o professione in luoghi aperti al pubblico, alle associazioni, alle fondazioni e agli altri enti privati, compresi gli enti del Terzo settore’. Rientrano tra i beneficiari, non essendo prevista alcuna distinzione tra le attività in funzione del regime fiscale adottato, i soggetti in regime forfettario, i soggetti in regime di vantaggio e gli imprenditori e le imprese agricole, sia che determinino per regime naturale il reddito su base catastale, sia quelle che producono reddito d’impresa.

Le spese in relazione alle quali spetta il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro sono suddivise in due gruppi: quello degli interventi agevolabili e quello degli investimenti agevolabili. I primi sono quelli necessari al rispetto delle prescrizioni sanitarie e delle misure finalizzate al contenimento della diffusione del Covid-19. Vi rientrano quelli edilizi necessari per il rifacimento di spogliatoi e mense, per la realizzazione di spazi medici, di ingressi e spazi comuni, nonché per l’acquisto di arredi di sicurezza. Gli investimenti agevolabili sono quelli connessi ad attività innovative tra cui sono compresi quelli per l’acquisto di strumenti e tecnologie necessarie allo svolgimento dell’attività lavorativa e per l’acquisto di termoscanner. Sono compresi anche gli acquisti di strumenti o tecnologie che possono garantire ai lavoratori lo svolgimento dell’attività in sicurezza, pensiamo ai sistemi di videoconferenza o gli investimenti necessari per lo smart working.

L’ammontare del credito di imposta  per l’adeguamento degli ambienti di lavoro corrisponde al 60% delle spese ammissibili sostenute nel 2020 per un massimo di 80mila euro. Quindi l’ammontare del credito non può eccedere il tetto di 48mila euro. Poiché la legge fa riferimento alle spese sostenute nel 2020 sono agevolabili anche quelle avvenute nel corso dell’anno, prima del 19 maggio 2020, ossia prima dell’entrata in vigore del decreto Rilancio.

Ai fini dell’imputazione delle spese per gli esercenti arti e professioni e per gli enti non commerciali occorre fare riferimento al criterio di cassa, ossia alla data dell’effettivo pagamento, indipendentemente dalla data di avvio degli interventi e degli investimenti. Per le imprese individuali, per le società, per gli enti commerciali e per gli enti non commerciali in regime di contabilità ordinaria, il riferimento è al criterio di competenza e, quindi, alle spese da imputare al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020, indipendentemente dalla data di avvio degli interventi e dalla data dei pagamenti. Il calcolo del credito spettante andrà effettuato sulla spesa agevolabile al netto dell’Iva, laddove dovuta. L’Iva indetraibile va inclusa nel costo fiscale dei beni cui commisurare il credito d’imposta.

Il credito d’imposta per l’adeguamento degli ambienti di lavoro è utilizzabile:
  • esclusivamente in compensazione; o, in alternativa
  • entro il 31 dicembre 2021, può essere ceduto, anche parzialmente, ad altri soggetti, ivi compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari, con facoltà di successiva cessione del credito.
E’ bene precisare che sia l’utilizzo del credito in compensazione tramite modello F24, sia la cessione a soggetti terzi possono avvenire solo successivamente al sostenimento delle spese agevolabili. Il beneficiario o i cessionari potranno utilizzare il credito in compensazione solo a decorrere dal 1°gennaio 2021 e non oltre il 31 dicembre 2021. L’Agenzia delle Entrate provvederà, con una risoluzione, ad istituire un apposito codice tributo per l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta tramite modello F24.  


Il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione  (Art. 125 D.L. 34/2020)

Per contrastare la diffusione dell’epidemia il decreto Rilancio prevede l’assegnazione di un credito d’imposta in favore di taluni soggetti beneficiari, nella misura del 60% delle spese per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati e per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale (Dpi) e di altri dispositivi idonei a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti.  L’art. 125 del decreto estende la platea dei beneficiari agli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti. Inoltre include tra le spese agevolabili termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti e per di più aumenta dal 50 al 60% il credito d’imposta previsto in precedenza come pure il limite massimo fruibile che da 20mila sale a 60mila euro.

L’ambito soggettivo è circoscritto ai seguenti soggetti:
  • imprenditori individuali, snc e sas;
  • enti e società indicati nell’art. 73, comma 1, lettere a) e b) del Tuir;
  • stabili organizzazioni di soggetti non residenti di cui alla lettera d) del comma 1, dell’art. 73 del Tuir;
  • persone fisiche e associazioni di cui all’art. 5, comma 3, lettera c) del Tuir che esercitano arti e professioni;
  • enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore;
  • enti religiosi civilmente riconosciuti.
La norma non prevede alcuna distinzione in ordine al regime fiscale adottabile dai soggetti beneficiari per cui vi rientrano i soggetti in regime forfetario, quelli in regime di vantaggio, gli imprenditori e le imprese agricole, sia quelle che determinano per regime naturale il reddito su base catastale, sia quelle che producono reddito d’impresa. Possono fruire del credito d’imposta anche chi svolge attività commerciali non esercitate abitualmente o attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente.

Il bonus previsto dall’articolo 125 del decreto Rilancio spetta per le spese sostenute nel 2020 per la sanificazione degli ambienti e per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei  lavoratori e degli utenti. Il comma 2 dell’art. 125 fa un elenco, individuando due categorie di spese:
  • quelle sostenute per la sanificazione degli ambienti in cui è esercitata l’attività lavorativa o per la sanificazione degli strumenti utilizzati nell’ambito dell’attività;
  • quelle sostenute per l’acquisto di: mascherine, guanti, visiere, occhiali protettivi, tute, calzari, prodotti detergenti e disinfettanti, termometri, termoscanner, tappeti e vaschette decontaminanti e igienizzanti; barriere e pannelli protettivi (plexiglass) ivi comprese le spese di installazione.
 

Per quanto concerne le spese per le attività di sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati nell’ambito delle attività, la circolare chiarisce che l’attività di sanificazione può essere svolta anche in economia dal soggetto beneficiario, avvalendosi dei propri dipendenti o collaboratori, sempre nel rispetto dei Protocolli vigenti. In tal caso l’ammontare della spesa agevolabile può essere determinata moltiplicando il costo orario del lavoro del soggetto impegnato in tale compito per le ore effettivamente impiegate. L’ammontare delle spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti deve, in ogni caso, essere congruo rispetto al valore di mercato per tali interventi. Le realtà che ordinariamente sostengono spese di sanificazione, pensiamo agli studi odontoiatrici o ai centri estetici, possono considerare le spese sostenute nel periodo 1°gennaio – 31 dicembre 2020 ai fini della determinazione del credito d’imposta.  

I dispositivi di protezione individuali come mascherine chirurgiche, Ffp2 e Ffp3, guanti, visiere, occhiali protettivi, tute e calzari per fruire del credito d’imposta devono essere conformi ai requisiti di sicurezza previsti dalla normativa europea. E’ necessario, pertanto, che i soggetti interessati conservino la documentazione attestante la conformità ai fini di eventuali controlli.

Considerato che la finalità del legislatore è quella di contenere l’epidemia da Coronavirus, le spese per gli acquisti dei materiali sopra elencati sono in ogni caso agevolabili anche quando usate non in ambito sanitario, sempre a patto che siano sostenute nel 2020.  

Il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione non può superare la misura di 60mila euro per ciascun beneficiario, nel limite complessivo di 200 milioni di euro per l’anno 2020.  Il limite massimo di 60mila euro è riferito all’importo del credito d’imposta e non a quello delle spese ammissibili. Ne deriva che tale agevolazione spetterà nella misura del 60% delle spese ammissibili sostenute, ove l’ammontare complessivo delle stesse sia inferiore o uguale a 100mila euro. Il credito spettante sarà sempre pari al limite massimo di 60mila euro anche nel caso in cui le spese siano superiori a 100mila euro. Come già anticipato le spese devono essere sostenute nel 2020, anche antecedentemente alla data del 19 maggio 2020, data di entrata in vigore del decreto Rilancio.

Ai fini dell’imputazione delle spese, per le persone fisiche, compresi gli esercenti arti e professioni, e per gli enti non commerciali occorre fare riferimento al criterio di cassa, e cioè alla data dell’effettivo pagamento. Per le imprese individuali, per le società, per gli enti commerciali e per gli enti non commerciali in regime di contabilità ordinaria il riferimento è al criterio di competenza e, quindi, alle spese da imputare al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2020.  

Il credito d’imposta per la sanificazione e per l’acquisto di dispositivi di protezione è utilizzabile:
  • in compensazione;
  • nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa; o, in alternativa
  • entro il 31 dicembre 2021, può essere ceduto, anche parzialmente, ad altri soggetti, ivi compresi istituti di credito e altri intermediari finanziari.
L’Agenzia delle Entrate emanerà una risoluzione per istituire un apposito codice tributo da utilizzare nel modello F24 per consentire l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta. Per l’utilizzo del credito in dichiarazione dei redditi, occorre fare riferimento alla dichiarazione relativa al periodo d’imposta in cui la spesa per la sanificazione degli ambienti di lavoro e per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale è stata sostenuta. Inoltre per utilizzare il predetto credito d’imposta nella dichiarazione dei redditi è necessario che le spese risultino sostenute nel 2020. Il credito spettante e i corrispondenti utilizzi andranno indicati nel quadro RU della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta nel quale la spesa si considera sostenuta. L’eventuale credito residuo potrà essere riportato nei periodi d’imposta successivi ma non potrà essere richiesto a rimborso. Il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di Dpi può essere anche ceduto e la cessione è esercitabile ‘a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 31 dicembre 2021’.  


Rilevanza fiscale dei crediti d’imposta

Il credito d’imposta per la sanificazione e l’acquisto di dispositivi di protezione non concorre alla formazione del reddito ai fini delle imposte sui redditi e del valore della produzione ai fini Irap. Inoltre non concorre ai fini del rapporto di deducibilità degli interessi passivi e ai fini del rapporto di deducibilità dei componenti negativi.  


Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del Covid-19

Il credito d’imposta previsto dall’art. 120 del decreto Rilancio è fruibile nel rispetto delle condizioni e dei limiti previsti dalla Comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020, C(2020) 1863 final. Ciò non vale anche per il credito d’imposta di cui all’articolo 125 del decreto legge n. 34/2020.

(Vedi circolare n. 20 del 2020)

Istituzione dei codici tributo per l’utilizzo in compensazione da parte del cessionario del credito d’imposta di cui all’art. 65 del decreto ‘Cura Italia’ e del credito d’imposta di cui all’art. 28 del decreto Rilancio
Venerdì, 7 Agosto , 2020
L’articolo 122 del decreto Rilancio ha previsto che, fino al 31 dicembre 2021, i soggetti beneficiari dei crediti d’imposta per i canoni di locazione degli immobili rientranti nella categoria catastale C/1 e per i canoni di locazione, leasing o concessione di immobili ad uso non abitativo o affitto d’azienda, possano, in luogo dell’utilizzo diretto, optare per la cessione, anche parziale, degli stessi crediti ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari. Lo scorso luglio l’Agenzia delle Entrate ha definito le modalità di comunicazione della cessione dei suddetti crediti d’imposta e l’utilizzo degli stessi da parte dei cessionari. Nei casi in cui i cessionari utilizzino in compensazione i crediti d’imposta è necessario che: il modello F24 sia presentato online tramite i servizi telematici delle Entrate e se l’importo del credito utilizzato in compensazione risulta superiore all’ammontare disponibile, il relativo modello F24 sarà scartato. I crediti d’imposta utilizzabili in compensazione dai cessionari sono quelli risultanti dalle comunicazioni inviate dai cedenti all’Agenzia delle Entrate. Affinché i crediti possano essere utilizzati in compensazione è necessario che il cessionario proceda all’accettazione dei crediti medesimi tramite l’apposita ‘Piattaforma cessione crediti’ disponibile nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate. Per consentire ai cessionari di utilizzare in compensazione i crediti d’imposta ricevuti l’Amministrazione finanziaria, con la risoluzione n. 39/E del 13 luglio 2020, ha istituito i codici tributo ‘6930’ e ‘6931’. Il primo è denominato ‘Botteghe e negozi – Utilizzo in compensazione del credito da parte del cessionario – art. 122 del dl Rilancio’; il secondo ‘6931’ denominato ‘Canoni di locazione immobili non abitativi e affitto di azienda – utilizzo in compensazione del credito da parte del cessionario – art. 122 del dl Rilancio’.
(Vedi risoluzione n. 39 del 2020)

Spettacolo teatrale annullato causa Covid-19 – Rinuncia al voucher/rimborso da parte dell’avente diritto – Rilevanza come erogazione liberale – Credito di imposta Art-bonus – Spettanza
Venerdì, 7 Agosto , 2020
Con la risoluzione n. 40/E del 15 luglio 2020 l’Agenzia delle Entrate risponde ad una Fondazione di un teatro di rilevanza nazionale che chiedeva chiarimenti in merito alle erogazioni liberali, disposte dai titolari di voucher, intenzionati a rinunciare agli stessi al fine di sostenere la Fondazione in questo periodo di gravissima emergenza causata dall’epidemia da Coronavirus. La Fondazione chiedeva se la trasformazione dei voucher in erogazioni liberali potesse beneficiare della c.d. Art-bonus. L’Art-bonus si caratterizza per un credito d’imposta, nella misura del 65% delle erogazioni effettuate in denaro da persone fisiche, enti non commerciali e soggetti titolari di reddito d’impresa a favore di fondazioni lirico-sinfoniche, teatri, festival, istituzioni concertistico-orchestali ecc. Il credito d’imposta è riconosciuto anche quando le erogazioni liberali in denaro sono effettuate per interventi di manutenzione, protezione e restauro dei beni culturali pubblici. Il credito d’imposta, infatti, spetta per le erogazioni liberali a favore di interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici e per sostegno di istituti e luoghi di cultura di appartenenza pubblica, di fondazioni lirico-sinfoniche, teatri, festival, centri di produzione teatrale e di danza, istituzioni concertistico-orchestrali. Le erogazioni liberali possono essere utilizzate anche per realizzare nuove strutture, restaurare quelle esistenti e svolgere interventi di manutenzione di beni culturali pubblici. Il credito d’imposta c.d. Art-bonus è ripartito in tre quote annuali di pari importo. Le persone fisiche fruiscono del credito d’imposta nella dichiarazione dei redditi ed iniziano a godere della prima quota nella dichiarazione dei redditi relativa all’anno in cui è stata effettuata l’erogazione liberale. La quota annuale non utilizzata può essere riportata nelle dichiarazioni dei periodo d’imposta successivi senza alcun limite temporale. Il credito d’imposta non spetta per le erogazioni liberali effettuate in contanti, ma solo per quelle tracciabili ovvero con versamenti bancari/postali, con carte di credito, di debito o prepagata. Inoltre, nel caso di pagamento con assegno bancario o circolare ovvero nell’ipotesi in cui dalla ricevuta del versamento bancario o postale o dall’estratto conto della società che gestisce la carta di credito, la carta di debito o la prepagata non sia possibile individuare il soggetto beneficiario dell’erogazione liberale, il contribuente deve essere in possesso della ricevuta rilasciata dal beneficiario dalla quale risulti la modalità di pagamento utilizzata. Infine è necessario che dalla documentazione attestante il versamento sia possibile individuare il carattere di liberalità del pagamento. Il decreto ‘Cura Italia’, modificato di recente dal decreto Rilancio, ha previsto che a seguito delle sospensioni di spettacoli, eventi e manifestazioni di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, causa Covid, i titolari dei biglietti possono, entro 30 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, presentare apposita istanza di rimborso al soggetto organizzatore dell’evento il quale provvede all’emissione di un voucher di pari importo al titolo di acquisto, da utilizzare entro 18 mesi dall’emissione. Se ne ricava che i titolari di biglietti di eventi o spettacoli cinematografico-teatrali, annullati a seguito dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, non hanno diritto alla restituzione della somma pagata per assistere allo spettacolo, ma possono presentare un’istanza di rimborso al soggetto organizzatore dell’evento. Costui provvederà all’emissione di un voucher di pari importo al titolo di acquisto, da utilizzare entro 18 mesi dall’emissione. In merito al caso sottoposto l’Agenzia delle Entrate conferma che la Fondazione rientra tra i soggetti destinatari delle erogazioni liberali ammesse al riconoscimento del credito d’imposta Art-bonus e ritiene che la rinuncia al voucher possa qualificarsi come erogazione liberale in denaro ammissibile all’agevolazione fiscale in oggetto. L’applicabilità dell’Art-bonus è tuttavia condizionata all’esplicito riconoscimento della causale dell’importo ricevuto a titolo di donazione, circostanza che appare assolta dall’emissione di un’apposita attestazione, nei confronti dei destinatari del voucher che vi rinuncino. Dunque, la rinuncia all’ottenimento del voucher rappresenta, in sostanza, un’erogazione liberale valida ai fini del riconoscimento del beneficio dell’Art-bonus se posta in essere nei modi descritti.
(Vedi risoluzione n. 40 del 2020)

Regime fiscale dei compensi erogati ai sostituti medici in continuità assistenziale
Venerdì, 7 Agosto , 2020
Per svolgere l’attività di sostituto medico in continuità assistenziale (c.d. guardia medica) è necessario l’iscrizione all’albo professionale. Tale attività è riconducibile all’esercizio di una attività professionale abituale. Ne consegue che il soggetto interessato è obbligato all’apertura della partita Iva e all’emissione della fattura nei confronti dell’Azienda Sanitaria, nonché a dichiarare il compenso percepito tra i redditi di lavoro autonomo. E’ quanto espresso dall’Agenzia delle Entrate nella risoluzione n. 41/E del 15 luglio 2020. Un contribuente chiedeva di conoscere quale fosse la misura della ritenuta d’acconto applicabile sui compensi erogati dalle Asl per lo svolgimento della sua attività professionale di guardia medica. La richiesta di chiarimenti derivava dall’incertezza su quale categoria reddituale inserire i compensi percepiti. L’Amministrazione finanziaria osserva che l’esercizio della professione medica, salvo quella effettuata nell’ambito di un rapporto di lavoro dipendente, rientra nella previsione normativa di cui all’art. 53, comma 1, del Tuir e, pertanto, il reddito da esse rilevante si configura come reddito di lavoro autonomo. In merito all’attività di continuità assistenziale svolta da medici con incarico a tempo indeterminato, il Ministero delle Finanze, con la risoluzione 5 febbraio 1999 n. 14, ha ritenuto che gli emolumenti corrisposti dalle Asl ai predetti medici siano da qualificarsi quali redditi di lavoro dipendente e, conseguentemente, non soggetti ad Irap. La risoluzione citata non può, tuttavia, essere estesa al caso in esame. Inoltre, come sostenuto dall’istante, le guardie mediche, iscritte in un apposito albo professionale, sono sprovviste degli istituti contrattuali tipici del rapporto di lavoro dipendente, come le ferie o il Tfr. Inoltre, l’incarico assegnato ai sostituti per l’espletamento dell’attività di continuità assistenziale è a tempo determinato o provvisorio, dal momento che può cessare in ragione del rientro, anche anticipato, del medico titolare dell’incarico a tempo indeterminato. Sulla base di tali circostanze, la tipologia di rapporto che si instaura tra l’Azienda e il medico sostituto che, come detto, deve essere iscritto all’albo professionale, dal punto di vista fiscale è inquadrabile quale rapporto di lavoro autonomo. Al fine di definire correttamente la qualificazione fiscale dei compensi percepiti dal soggetto istante, il documento di prassi amministrativa fa ulteriori considerazioni in materia di Irpef e Iva. Per quanto concerne le imposte sui redditi, l’art. 53, comma 1, del Tuir definisce redditi di lavoro autonomo ‘quelli che derivano dall’esercizio di arti e professioni. Per esercizio di arti e professioni si intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di attività di lavoro autonomo diverse da quelle considerate nel capo VI, compreso l’esercizio in forma associata di cui alla lett. c) del comma 3 dell’art. 5’. Ai sensi, invece, dell’art. 67, comma 1, lettera l) del Tuir ‘ i redditi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente’ rientrano nella categoria dei ‘redditi diversi’. Ai fini Iva, il Dpr n. 633/1972 prevede l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto ‘sulle cessioni di beni e sulle prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato nell’esercizio di imprese o nell’esercizio di arti e professioni’; per esercizio di arti e professioni l’art. 5, comma 1, del medesimo Dpr ‘intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di qualsiasi attività di lavoro autonomo da parte di persone fisiche’. Occorre, dunque, verificare, caso per caso, se sussistono i requisiti sopra indicati e, conseguentemente, se nella fattispecie in esame, il soggetto interessato sia obbligato a dichiarare i compensi fra i redditi professionali ai sensi dell’art. 53 del Tuir, nonché l’obbligo di fatturazione con Iva. In linea generale, i requisiti di professionalità e abitualità sussistono ogni qualvolta un soggetto ponga in essere con regolarità, sistematicità e ripetitività una pluralità di atti economici coordinati e finalizzati al conseguimento di uno scopo. Non si realizzano, invece, solo nei casi in cui vengano posti in essere atti economici in via meramente occasionale. Come indicato nella risoluzione 19 ottobre 2015 n. 88/E, l’abitualità dell’esercizio professionale è insita nella volontaria iscrizione del professionista nell’albo, costituente titolo per l’affidamento di compiti in modo ricorrente. L’iscrizione all’albo, richiesta per poter esercitare l’attività, risulta indicativa, infatti, della volontà del professionista di porre in essere una pluralità di atti coordinati e finalizzati all’esercizio della professione. Nella fattispecie in esame, considerato che l’iscrizione all’albo professionale costituisce il titolo necessario per poter svolgere l’attività di sostituto medico in continuità assistenziale, l’Agenzia ritiene che tale attività sia riconducibile all’esercizio di una attività professionale abituale. Ne consegue che l’istante sarà obbligato ad aprire la partita Iva e ad emettere fattura nei confronti della Asl, nonché a dichiarare il compenso percepito tra i redditi di lavoro autonomo. La risoluzione ricorda che il contribuente, qualora ricorrano le condizioni richieste, potrà fruire del regime forfetario che prevede l’applicazione di una imposta unica sostitutiva delle imposte sui redditi, delle addizionali regionali e comunali e dell’Irap, ed esclude la rivalsa dell’Iva nei confronti dei committenti.
(Vedi risoluzione n. 41 del 2020)

Istituzione dei codici tributo per il versamento delle somme dovute a titolo di recupero degli aiuti di Stato dichiarati incompatibili – Decisione della Commissione europea C(2015) 5549 final del 14 agosto 2015
Venerdì, 7 Agosto , 2020
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 42/E del 16 luglio 2020, ha istituito i codici tributo per il versamento delle somme dovute a titolo di recupero degli aiuti di Stato dichiarati incompatibili dalla Commissione Europea con la decisione C(2015) 5549 final del 14 agosto 2015. I codici tributo, da utilizzare nei modelli di pagamento ‘F24’ e ‘F24 Enti pubblici’ sono: ‘5061’ denominato ‘Recupero aiuti di Stato sisma 2009 – CAPITALE’ e ‘5062’ denominato ‘Recupero aiuti di Stato sisma 2009 –INTERESSI’. Qualora il contribuente volesse utilizzare in compensazione i crediti verso la pubblica amministrazione italiana, dovrà utilizzare l’apposito modello ‘F24 crediti PP.AA.’ indicando: gli importi da versare, utilizzando i codici tributo sopra riportati; gli estremi identificativi della certificazione del credito e l’importo del credito compensato.
(Vedi risoluzione n. 42 del 2020)

Primi chiarimenti ai fini della fruizione del credito d’imposta vacanze
Venerdì, 24 Luglio , 2020

Premessa

Al fine di sostenere le strutture ricettive nazionali così fortemente colpite dal Coronavirus l’articolo 176 del decreto Rilancio ha previsto un bonus vacanze utilizzabile dal 1°luglio al 31 dicembre 2020. Ne hanno diritto i nuclei familiari con un Isee non superiore a 40mila euro. Il bonus servirà per il pagamento dei servizi offerti in ambito nazionale da alberghi, agriturismo e bed & breakfast. L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 18/E del 3 luglio 2020, ha fornito i primi chiarimenti di carattere interpretativo e di indirizzo operativo agli uffici.

Ambito soggettivo di applicazione: soggetti ammessi

Il credito d’imposta Vacanze è utilizzabile da un solo componente per nucleo familiare. Il nucleo avrà quindi diritto al credito una sola volta, sulla base della propria composizione, indipendentemente dal numero dei componenti del nucleo stesso. Ciò significa che se nel nucleo familiare sono presenti tre persone, un solo componente avrà diritto al credito d’imposta Vacanze. Le strutture ricettive italiane presso le quali è possibile utilizzare il bonus sono alberghi, hotel, pensioni, agriturismi, bed & breakfast, residence, rifugi di montagna, villaggi turistici, affittacamere, ostelli della gioventù, colonie marine e montane, case, appartamenti e bungalow per vacanze. Il fornitore del servizio turistico deve essere un’impresa turistico ricettiva, un agriturismo o un bed & breakfast in possesso dei titoli previsti per l’esercizio dell’attività turistico ricettiva. Sono inclusi tra i soggetti erogatori anche coloro che svolgono un’attività alberghiera o agrituristica stagionale.

Ambito oggettivo di applicazione

Il Credito d’imposta Vacanze è utilizzabile per il pagamento dei servizi offerti in ambito nazionale da parte di imprese turistiche e ricettive nel periodo 1°luglio – 31 dicembre 2020. Si precisa che tale Credito d’imposta spetta in relazione ad un unico soggiorno e deve essere utilizzato per il pagamento del servizio effettuato dalla struttura turistica ricettiva.

Requisiti per ottenere il beneficio e modalità di accesso all’agevolazione

Il bonus vacanze è fruibile, sotto forma di sconto, in misura pari all’80% dell’importo massimo spettante per il pagamento del soggiorno e per la restante quota del 20%, sotto forma di detrazione dall’imposta lorda, in sede di dichiarazione dei redditi per l’anno d’imposta 2020. Per ottenere il beneficio è necessario il rispetto delle seguenti condizioni:

- il bonus deve essere utilizzato in unica soluzione in relazione ai servizi resi da un singolo fornitore del servizio;

- il totale del corrispettivo deve risultare da fattura elettronica o documento commerciale;

- il pagamento del servizio deve essere corrisposto senza l’ausilio o l’intermediazione di soggetti che gestiscono piattaforme o portali telematici diversi da agenzie di viaggio e tour operator.

Per i soggetti che non sono tenuti ad emettere fattura elettronica, si considera valida l’emissione di fattura, di scontrino o ricevuta fiscale. Ne consegue che anche i forfettari possono applicare lo sconto in commento.

E’ bene ricordare che il Credito d’imposta Vacanze deve essere utilizzato in un’unica soluzione e che non può essere utilizzato sulle prestazioni di più fornitori, ad eccezione di quelle per servizi accessori indicati nella medesima fattura dall’unico fornitore. Ad esempio i costi per la fruizione dei servizi balneari indicati nella fattura della struttura alberghiera.

La fattura, il documento commerciale, lo scontrino o la ricevuta devono riportare il codice fiscale del componente del nucleo che intende fruire dell’agevolazione.

Il Credito d’imposta Vacanze è fruibile esclusivamente tramite l’utilizzo del codice univoco (o del relativo QR code) rilasciato in fase di accoglimento della richiesta di accesso all’agevolazione. In particolare la circolare precisa che la richiesta di accesso all’agevolazione può essere effettuata da uno qualunque dei componenti del nucleo familiare, in possesso dell’identità SPID o della Carta di identità elettronica (CIE), accedendo all’applicazione denominata IO, resa disponibile da PagoPA Spa che verifica la sussistenza dei requisiti e comunica al richiedente l’esito del riscontro. Se quest’ultimo è positivo viene comunicato al richiedente anche l’importo massimo dell’agevolazione spettante al suo nucleo familiare, con separata indicazione dello sconto e della detrazione fruibile. L’applicazione genera, inoltre, un codice univoco e un QR-code che potranno essere utilizzati, alternativamente, per la fruizione dello sconto.

Il codice univoco (o il relativo QR-code) può essere utilizzato anche nel caso in cui il pagamento venga effettuato con l’ausilio o l’intermediazione di agenzie di viaggio o tour operator. Si ricorda che l’importo dell’agevolazione non può essere oggetto di rimborso nell’ipotesi di mancata fruizione del servizio turistico.

Misura del credito

La misura del Credito d’imposta Vacanze varia a seconda della composizione del nucleo familiare. La cifra massima ammonta a 500 euro per i nuclei composti da tre o più persone. Scende a 300 euro per i nuclei di due persone e a 150 euro per i nuclei familiari composti da un solo soggetto. Abbiamo già detto che il bonus è fruibile nella misura dell’80% sotto forma di sconto sul dovuto e del 20% come detrazione di imposta in sede di dichiarazione dei redditi.

Il Credito d’imposta Vacanze non può eccedere il corrispettivo dovuto per la fornitura del servizio turistico alberghiero: se un nucleo di 3 persone, per un soggiorno di due notti, sostiene un costo di 400 euro, il credito a cui ha diritto è pari alla spesa sostenuta (400 euro, di cui 320 da utilizzare come sconto e 80 euro da portare in detrazione nella dichiarazione dei redditi) e non al credito massimo spettante (500 euro). Se, invece, per lo stesso soggiorno il nucleo sostiene un costo di 600 euro, il credito a cui ha diritto è pari a 500 euro (400 euro sotto forma di sconto e 100 euro in detrazione nella dichiarazione dei redditi).

Al momento del pagamento a favore del fornitore del servizio quest’ultimo acquisisce il codice univoco (o il QR-code) e lo inserisce, con il codice fiscale dell’intestatario del documento di spesa e unitamente all’importo del corrispettivo dovuto, nella procedura web dell’Agenzia delle Entrate. Al momento del pagamento sempre il fornitore del servizio dovrà indicare nella fattura, scontrino o ricevuta fiscale il prezzo di vendita comprensivo dello sconto e dell’Iva applicata sull’intero ammontare e l’importo dello sconto applicato.

Il contribuente intestatario della fattura potrà far valere il diritto alla detrazione del 20% nella dichiarazione dei redditi anche se il fornitore del servizio non accorda lo sconto in fattura, a condizione che la fattura, scontrino o ricevuta fiscale sia intestata al soggetto che intende fruire della detrazione.

Modalità di rimborso dello sconto al fornitore

Il rimborso dello sconto al fornitore avviene sotto forma di credito d’imposta che è utilizzabile esclusivamente in compensazione oppure può essere ceduto a terzi o ad istituti di credito. Il recupero dello sconto avviene mediante un credito d’imposta di pari importo fruibile in compensazione attraverso i servizi telematici delle Entrate, a decorrere dal giorno lavorativo successivo alla conferma dell’applicazione dello sconto.

In alternativa all’utilizzo in compensazione, il credito d’imposta può essere ceduto a terzi, anche parzialmente, o ad istituti di credito, comunicando la cessione attraverso la piattaforma web delle Entrate.

Per consentire l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta, tramite modello F24, è possibile utilizzare il codice tributo ‘6915’ denominato ‘Bonus Vacanze – recupero dello sconto praticato da imprese turistico-ricettive, agriturismi, e bed & breakfast e del credito ceduto – art. 176 del dl n. 34/2020’.

Cessione del credito e poteri di controllo dell’amministrazione

Qualora si accerti che il credito sia stato utilizzato senza il soddisfacimento di tutte le condizioni previste, il fornitore dei servizi e i cessionari risponderanno solo per l’eventuale utilizzo del credito d’imposta in misura eccedente rispetto allo sconto applicato. L’Agenzia delle Entrate provvederà al recupero dell’importo corrispondente, maggiorato di interessi e sanzioni.

(Vedi circolare n. 18 del 2020)

Regime fiscale dei Premi di risultato – Ulteriori chiarimenti
Venerdì, 24 Luglio , 2020
Con la risoluzione n. 36/E del 26 giugno 2020 l’Agenzia delle Entrate fornisce precisazioni in merito al regime fiscale applicabile al premio di risultato introdotto dal legislatore con la Legge di Stabilità 2016. La risoluzione torna, in realtà, su un tema già trattato nell’interpello 456 del 31 ottobre 2019 relativo al premio di risultato per l’anno 2018, erogato in esecuzione di un contratto integrativo stipulato a giugno dello stesso anno. Qui le Entrate avevano ribadito che i criteri di misurazione utili alla determinazione del regime fiscale agevolato stabiliti dall’accordo sindacale devono essere determinati sempre con ragionevole anticipo rispetto a una produttività futura non certa o determinabile in parte sostanziale al momento della sigla dell’accordo. Alla luce di tale premessa, nel caso specifico, l’Agenzia, visto che l’accordo era stato stipulato a giugno, aveva stabilito che la misura dell’imposta al 10% poteva essere applicata solo nella misura del 50% del premio di risultato. Giova ricordare che la misura reintrodotta dal 2016 prevede un sistema di tassazione agevolata consistente nell’applicazione di un’imposta sostitutiva dell’Irpef nella misura pari al 10% per i premi di risultato erogati a dipendenti del settore privato. Rispetto al passato, il beneficio fiscale non è più riservato alla c.d. ‘retribuzione di produttività’ ma ai soli premi di risultato ‘di ammontare variabile, la cui corresponsione sia legata ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, misurabili e verificabili sulla base dei criteri definiti’. Sono pertanto escluse dall’imposta sostitutiva voci come le maggiorazioni di retribuzione o gli straordinari corrisposti a seguito di un processo di riorganizzazione del lavoro. Caratteristica dei premi di risultato è la variabilità delle somme che non deve essere intesa come gradualità dell’erogazione in base al raggiungimento dell’obiettivo definito nell’accordo aziendale o territoriale, ma quale aspetto futuro e incerto connesso all’erogazione del premio, condizionata dal raggiungimento dell’obiettivo. La funzione incentivante della norma fa sì che il regime fiscale di favore possa applicarsi una volta raggiunti gli obiettivi incrementali previsti e comunque sempre successivamente alla stipula del contratto. Da ciò deriva che la data di stipulazione del contratto aziendale o territoriale non determina automaticamente la riduzione dell’importo agevolabile sotto il profilo fiscale del premio di risultato. La risoluzione fa un esempio di un contratto aziendale sottoscritto il 28 marzo 2019 che prevede un premio di risultato annuale di 1.200 euro. In tal caso è applicabile il regime fiscale agevolato per l’intero importo del premio di risultato (1.200 euro), a nulla rilevando la circostanza che il contratto aziendale sia sottoscritto dopo l’inizio del periodo congruo, nell’esempio, a marzo 2019, in cui osservare l’incremento degli obiettivi di produttività. Ad analoghe conclusioni non si perviene qualora un contratto aziendale sottoscritto a febbraio 2019 non risponda ai requisiti richiesti dalle norme in esame e venga successivamente modificato con un contratto integrativo. Qualora nel contratto aziendale/territoriale sia specificato che il raggiungimento dell’obiettivo incrementale risulti, anche per circostanze eccezionali, incerto e non garantito alla data della sua sottoscrizione, si ritiene che l’azienda possa corrispondere il premio di risultato stabilito nel contratto a nulla rilevando, anche qui, la data di sottoscrizione.
(Vedi risoluzione n. 36 del 2020)

Istituzione dei codici tributo per la restituzione spontanea dei contributi a fondo perduto previsti dal decreto Rilancio
Venerdì, 24 Luglio , 2020
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 37/E del 26 giugno 2020, ha istituito i codici tributo per la restituzione spontanea, tramite il modello ‘F24 Versamenti con elementi identificativi’ del contributo a fondo perduto non spettante previsto dall’articolo 25 del decreto Rilancio a favore di soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo, titolari di partita Iva. I codici tributo sono tre: ‘8077’ denominato ‘Contributo a fondo perduto – Restituzione spontanea – CAPITALE – art. 25 dl n. 34/2020’; ‘8078’ denominato ‘Contributo a fondo perduto – Restituzione spontanea – INTERESSI – art. 25 dl n. 34/2020’; ‘8079’ denominato ‘Contributo a fondo perduto – Restituzione spontanea – SANZIONE – art. 25 dl n. 34/2020’.
(Vedi risoluzione n. 37 del 2020)

Detrazione per l’acquisto di case antisismiche ubicate in zone classificate a rischio sismico 2 e 3. Integrazione del titolo abilitativo con la prevista asseverazione
Venerdì, 24 Luglio , 2020
Con la risoluzione n. 38/E del 3 luglio 2020 l’Agenzia delle Entrate fornisce chiarimenti in merito alla possibilità di beneficiare del bonus antisismico anche in assenza dell’asseverazione della classe di rischio dell’edificio. Nel caso prospettato il soggetto istante faceva presente di essere in possesso di tutte le condizioni sostanziali previste dalla normativa ad eccezione della suddetta asseverazione. In sostanza chiedeva se potesse beneficiare della detrazione di cui all’articolo 16 comma 1-septies, del decreto legge n. 63 del 2013, anche a seguito della redazione e presentazione del documento di asseverazione della classe di rischio dell’edificio in un momento successivo rispetto alla richiesta del titolo abilitativo. Il comma 1-septies dell’art. 16 del decreto legge 4 giugno 2013 n. 63 che rientra nel contesto delle disposizioni normative che disciplinano il ‘sisma bonus’ è stato modificato dall’art.8 del decreto Rilancio che ne ha esteso l’ambito applicativo anche agli immobili ubicati in zona sismica 2 e 3. In merito alla redazione e presentazione dell’asseverazione posteriormente al rilascio del permesso a costruire da parte del Comune, l’Agenzia osserva che con il decreto n. 58/2017 del Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti sono state definite le linee guida per la classificazione del rischio sismico delle costruzioni, nonché le modalità di attestazione, da parte dei professionisti, dell’efficacia degli interventi realizzati. Al fine di fruire delle maggiori detrazioni correlate agli interventi contemplati dalla norma è necessaria l’osservanza delle prescrizioni stabilite. Nella circolare n. 13/E/2019 è stato precisato che un’asseverazione tardiva, in quanto non conforme alle disposizioni, non consente l’accesso alla detrazione. Tuttavia, nel caso di specie, il Consiglio superiore dei lavori pubblici si è espresso a favore della disposizione agevolativa, indipendentemente dall’effettuazione degli adempimenti ordinariamente previsti ai fini dell’ottenimento del sismabonus. Dunque, anche gli acquirenti delle unità immobiliari ubicate nelle zone sismiche 2 e 3 hanno diritto alla detrazione di cui al citato comma 1-septies nel caso in cui le procedure autorizzatorie sono iniziate dopo il 1°gennaio 2017 ma prima del 1°maggio 2019, data di entrata in vigore delle nuove disposizioni, anche se l’asseverazione non è stata presentata contestualmente alla richiesta del titolo abilitativo. Nel caso analizzato l’Agenzia precisa che ai fini della detrazione è necessario che la predetta asseverazione sia presentata dall’impresa entro la data di stipula del rogito dell’immobile oggetto degli interventi di riduzione del rischio sismico.
(Vedi risoluzione n. 38 del 2020)

Guida alla dichiarazione dei redditi delle persone fisiche relativa all’anno d’imposta 2019: deduzioni, detrazioni e crediti d’imposta rilevanti per la compilazione della dichiarazione e per l’apposizione del visto di conformità
Venerdì, 24 Luglio , 2020
Con la circolare n. 19/E dell’8 luglio 2020 l’Agenzia delle Entrate aggiorna la Guida alla dichiarazione dei redditi delle persone fisiche per Caf, professionisti, uffici finanziari e contribuenti. Il documento tiene conto delle novità normative e interpretative intervenute relativamente all’anno d’imposta 2019 lasciandone inalterato l’impianto generale, al fine di consentirne una più agevole consultazione. Tali novità riguardano le compensazioni, le spese sanitarie, istruzione e alcune nuove detrazioni fruibili per spese per la realizzazione di infrastrutture di ricarica di veicoli elettrici e per la ‘pace contributiva’. Per quest’ultima la detrazione è pari al 50% della spesa sostenuta e spetta sull’ammontare effettivamente versato nel corso dell’anno e va ripartita in cinque quote annuali di pari importo. Viene confermata l’esposizione argomentativa che segue l’ordine dei quadri relativi al modello 730/2020 e che consente, pertanto, di individuare rapidamente i chiarimenti di interesse. Tale modalità di consultazione non è utile soltanto a Caf e professionisti, ma anche ai singoli contribuenti per risolvere dubbi interpretativi. In caso di 730 presentato a un Caf o a un professionista abilitato, non è necessario richiedere uno specifico visto di conformità anche se il credito da scomputare supera i 5mila euro. Inoltre, dal 2019, non sono più detraibili le spese per l’acquisto di alimenti a fini medici speciali, inseriti nella sezione A1 del Registro nazionale di cui all’art. 7 del decreto del ministero della Sanità 8 giugno 2001. Sulle spese sanitarie è previsto un paragrafo relativo a patologie esenti dalla partecipazione alla spesa sanitaria pubblica. Detraibili al 19% le spese di istruzione il cui tetto massimo, per quest’anno, ammonta a 800 euro per studente. La circolare richiama i documenti di prassi ancora attuali e fornisce nuovi chiarimenti non solo alla luce delle modifiche normative intervenute, ma anche delle risposte ai quesiti posti dai contribuenti in sede di interpello o dai Caf e dai professionisti abilitati. Il maxi-documento di prassi amministrativa contiene, inoltre, l’elencazione dei carteggi, comprese le dichiarazioni sostitutive, che i contribuenti devono esibire e che il Caf o il professionista abilitato deve verificare al fine dell’apposizione del visto di conformità e conservare. In merito agli oneri documentali, nel 2019 è stato introdotto l’obbligo di fatturazione elettronica ma, nonostante questo, non viene meno per il contribuente il dovere di conservare la fattura cartacea. Così, oltre alla documentazione relativa alle spese detratte, il contribuente sarà tenuto a conservare la fattura cartacea consegnata dall’emittente e verificare che la copia cartacea e la fattura elettronica coincidano. Le novità prevedono, in caso di visto di conformità infedele su una dichiarazione modello 730, il pagamento di un importo pari al 30% della maggiore imposta riscontrata da parte del responsabile dell’assistenza fiscale e, in solido con quest’ultimo, del Caf. In sede di controllo documentale l’Agenzia delle Entrate potrà richiedere la prova del pagamento e potrà verificare la sussistenza dei requisiti soggettivi per fruire delle diverse agevolazioni fiscali. A tal fine si allega un elenco esemplificativo delle dichiarazioni che possono essere rese dal contribuente per attestare le condizioni soggettive rilevanti ai fini del riconoscimento di oneri deducibili, detraibili o crediti d’imposta, la cui falsità comporta responsabilità penali.
(Vedi circolare n. 19 del 2020)

Obbligo di invito al contraddittorio – Decreto Rilancio – Chiarimenti
Venerdì, 17 Luglio , 2020
Premessa

Il decreto legge Rilancio ha introdotto l’obbligo di invito al contraddittorio nell’ambito del procedimento di accertamento con adesione. Inoltre ha disposto una proroga automatica di 120 giorni del termine di decadenza per la notificazione dell’atto impositivo qualora, tra la data di comparizione indicata nell’invito e quella di decadenza dell’Amministrazione finanziaria dal potere di notificazione dell’atto impositivo intercorrano meno di 90 giorni, in deroga al termine ordinario di legge. Nei confronti del contribuente al quale è stato notificato un avviso di accertamento è stata poi disposta la preclusione della possibilità di presentare l’istanza con la quale chiedere all’ufficio la formulazione di una proposta di accertamento con adesione, qualora l’avviso notificato sia stato preceduto da un invito al contraddittorio obbligatorio. In  alcune ipotesi specificatamente previste, infatti, la legge stabilisce l’obbligo di notificare al contribuente un invito per l’avvio del procedimento di accertamento con adesione. Tale notifica deve avvenire prima dell’emissione di un avviso di accertamento ai fini delle imposte dirette e dell’Iva. L’obbligo dell’avvio del procedimento di accertamento con adesione trova applicazione per gli avvisi emessi a partire dal 1°luglio 2020.

Negli anni non sono mancate le istruzioni agli uffici periferici delle Entrate per assicurare ai contribuenti momenti di confronto preventivi rispetto ad eventuali pretese impositive. L’obbligo del contraddittorio va visto anche in funzione preventiva, ossia per evitare il contenzioso. Nell’accertamento con adesione, infatti, l’ufficio valuta gli elementi forniti dal contribuente per determinare la pretesa tributaria. Il confronto anticipato con il contribuente assume un ruolo centrale nell’assicurare la corretta pretesa erariale e nello spingere il contribuente verso la compliance. A tale scopo gli uffici sono invitati ad attivare il contraddittorio preventivo anche laddove lo stesso non è obbligatorio. Il contribuente, da parte sua, è libero di partecipare o meno al procedimento in quanto l’obbligo sussiste unicamente in capo all’Amministrazione che è tenuta a convocare il contribuente per fornire chiarimenti o esibire documenti.  Come sopra espresso il contribuente non è obbligato a partecipare al procedimento, pertanto, la mancata risposta all’invito dell’ufficio non è sanzionabile. All’ufficio resta, ovviamente, la possibilità di procedere alla notifica degli avvisi di accertamento sulla base delle informazioni in suo possesso. In caso di mancata adesione l’avviso di accertamento deve essere specificamente motivato e deve tenere conti dei documenti prodotti dal contribuente.

Ambito applicativo
L’invito al contraddittorio obbligatorio è applicabile esclusivamente per la definizione degli accertamenti in materia di imposte sui redditi e relative addizionali, contributi previdenziali, ritenute, imposte sostitutive, Irap, Ivie, Ivafe e Iva. L’introduzione del nuovo istituto obbliga gli uffici a verificare in fase di istruttoria se, per lo specifico procedimento accertativo, sussista l’obbligo di avviare l’iter dell’adesione tramite invito al contraddittorio.  In merito l’invito, ancorché obbligatorio, mantiene le ordinarie finalità, propedeutiche all’instaurazione del contraddittorio per la definizione dell’accertamento. La mancata attivazione del contraddittorio comporta l’invalidità dell’atto impositivo ‘qualora, a seguito di impugnazione, il contribuente dimostri, in concreto, le ragioni che avrebbe potuto far valere se il contraddittorio fosse stato attivato’, salvo i casi di particolare urgenza o di fondato pericolo per la riscossione e quelli di ‘partecipazione del contribuente prima dell’emissione di un avviso di accertamento’.  In questi ultimi casi l’invalidità dell’avviso di accertamento, emesso senza aver prima invitato il contribuente al contraddittorio obbligatorio, è rimessa alla valutazione del giudice ordinario al quale spetta il compito di stabilire se l’osservanza di tale obbligo avesse potuto produrre un diverso risultato. Parliamo della c.d. ‘prova di resistenza’ in base alla quale il contribuente deve fornire la prova che l’omissione del contraddittorio gli ha impedito di far emergere elementi ‘non puramente fittizi’ che avrebbero potuto indurre l’ufficio a valutare diversamente gli atti in suo possesso.

Esclusione dall’applicazione dell’istituto
L’obbligo di avvio del procedimento di adesione su iniziativa dell’ufficio è escluso nei ‘casi in cui sia stata rilasciata copia del processo verbale di chiusura delle operazioni da parte degli organi di controllo’.  Significa che in presenza di un processo verbale ‘di chiusura delle operazioni’ redatto da parte degli organi di  controllo, l’ufficio non è tenuto ad avviare il procedimento con adesione. Seppur non obbligatorio per legge, è opportuno che l’ufficio attivi il contraddittorio anche nei casi di attività accertativa correlata agli esiti di un processo verbale di ‘chiusura delle operazioni’, al fine di addivenire quanto più possibile alla corretta individuazione della pretesa tributaria.

L’applicazione del nuovo istituto dell’invito obbligatorio è esclusa nel caso in cui l’ufficio procede all’emissione di avvisi di accertamento o di rettifica parziale.

L’accertamento parziale consente all’ufficio di determinare la pretesa tributaria, senza pregiudizio per l’eventuale ulteriore azione accertatrice, in deroga al principio di unicità dell’accertamento tributario statuito. Ai fini Iva è prevista l’esclusione dell’invito obbligatorio solo con riferimento agli accertamenti parziali basati su elementi ‘certi e diretti’.
Ai fini delle imposte dirette gli uffici sono invitati ad attivare preventivamente il contraddittorio con il contribuente nei casi di determinazione della pretesa basati su elementi presuntivi. Pertanto, solo in casi di particolare urgenza o di fondato pericolo per la riscossione l’ufficio è legittimato ad emettere l’avviso di accertamento o rettifica senza rispettare l’obbligo di invito al contraddittorio. L’obbligo di notifica dell’invito al contraddittorio è inoltre escluso negli altri casi di ‘partecipazione del contribuente prima dell’emissione di un avviso di accertamento’.

Obbligo di ‘motivazione rafforzata’
Nel caso di mancata adesione, l’avviso di accertamento emesso dall’ufficio deve essere specificatamente motivato con riferimento ‘ai chiarimenti forniti e ai documenti prodotti dal contribuente’. L’esito del contraddittorio con il contribuente costituisce quindi parte della motivazione dell’accertamento: non basta per gli uffici valutare gli elementi forniti dal contribuente, dovranno invece argomentare le ragioni del relativo mancato accoglimento. L’onere motivazionale degli uffici investe anche i chiarimenti forniti dal contribuente come le sue giustificazioni. Gli uffici, come chiede la norma, sono invitati a dare conto della fondatezza o meno di quanto chiarito e prodotto dal contribuente in sede di contraddittorio anche nelle ipotesi di invito attivato facoltativamente.

Proroga dei termini
Qualora tra la data di comparizione, indicata nell’invito notificato al contribuente dall’ufficio, e quella di decadenza dell’attività di controllo intercorrono meno di 90 giorni, il termine di decadenza per la notificazione dell’atto impositivo è automaticamente prorogato di 120 giorni. Tale proroga non si applica solo ai casi in cui l’ufficio è obbligato ad avviare l’iter dell’accertamento, ma anche a tutte le ipotesi in cui l’ufficio abbia ritenuto opportuno avviarlo facoltativamente, in base agli elementi a sua disposizione.
I presupposti di operatività della proroga sono la notifica di un invito a comparire per la definizione dell’accertamento e la circostanza che tra la data di comparizione indicata nell’invito e quella di decadenza dell’amministrazione dal potere di notificazione dell’atto impositivo intercorrano meno di 90 giorni, prescindendo dalla circostanza in base alla quale vi sia o meno un obbligo per l’ufficio di avviare l’iter dell’adesione.

Avviso di accertamento preceduto da invito
Il procedimento con adesione può essere attivato anche su istanza del contribuente a seguito della notifica di un avviso di accertamento, soltanto nel caso in cui quest’ultimo non sia stato preceduto da un invito a comparire per il contraddittorio con l’ufficio. Tale preclusione, già prevista per l’invito attivato dagli uffici in via facoltativa, è stata estesa anche all’avviso di accertamento preceduto dall’invito al contraddittorio obbligatorio.

Entrata in vigore
La nuova disciplina trova applicazione dal 1°luglio 2020. Pertanto, a partire da tale data, prima di emettere un avviso di accertamento, se la fattispecie accertativa rientra nelle ipotesi in cui è applicabile il contraddittorio obbligatorio, gli uffici devono aver assicurato al contribuente la possibilità di confrontarsi in contraddittorio tramite l’invito a comparire. Ovviamente la data in cui il contribuente ha ricevuto l’invito a comparire può essere anche antecedente al 1°luglio 2020 in quanto gli effetti invalidanti si realizzano con riferimento agli atti emessi a partire da tale data.

(Vedi circolare n. 17 del 2020)

Istituzione del codice tributo per l’utilizzo in compensazione del credito d’imposta per i beneficiari del bonus vacanze
Venerdì, 17 Luglio , 2020
Il decreto legge Rilancio riconosce un credito a favore dei nuclei familiari con Isee non superiore a 40mila euro, utilizzabile dal 1°luglio al 31 dicembre 2020 per il pagamento delle vacanze presso le strutture ricettive nazionali. Il credito è utilizzabile nella misura dell’80% sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto e per il restante 20% come detrazione d’imposta in sede di dichiarazione dei redditi. L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 33/E del 25 giugno 2020, ha istituito il codice tributo ‘6915’ denominato Bonus Vacanze per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, del credito d’imposta spettante in relazione agli sconti praticati in favore dei beneficiari. E’ bene ricordare che per avvalersi del tax credit gli interessati devono utilizzare l’app ‘Io’ e verificare la disponibilità della struttura ricettiva. Tra queste sono compresi anche gli agriturismi e i bad&breakfast.
(Vedi risoluzione n. 33 del 2020)

Detrazioni per ecobonus e sismabonus – Applicabilità agli interventi eseguiti da titolari di reddito di impresa su immobili diversi da quelli strumentali
Venerdì, 17 Luglio , 2020
L’Agenzia delle Entrate dedica la risoluzione n. 34/E del 25 giugno 2020 alle detrazioni per interventi di riqualificazione energetica e di messa in sicurezza degli edifici eseguiti da titolari di reddito di impresa su immobili diversi da quelli strumentali. Possono avvalersi dell’ecobonus e del sismabonus anche i titolari di reddito di impresa (persone fisiche, società di persone, società di capitali) che effettuano interventi su immobili posseduti o detenuti, a prescindere dalla qualificazione di detti immobili come ‘strumentali’, ‘beni merce’ o ‘patrimoniali’. Analogo riconoscimento va operato agli interventi antisismici eseguiti su immobili da parte di titolari di reddito d’impresa. Dunque, possono fruire del sismabonus anche i titolari di reddito d’impresa che sostengono le spese per gli interventi antisismici su ‘costruzioni adibite… ad attività produttive’. ‘Per costruzioni adibite ad attività produttive l’Agenzia delle Entrate intende le unità immobiliari in cui si svolgono attività agricole, professionali, produttive di beni e servizi, commerciali o non commerciali’. Con la risoluzione n. 22/E/2018 l’Amministrazione finanziaria ha riconosciuto l’agevolabilità degli interventi riguardanti immobili ‘non utilizzati direttamente a fini produttivi da parte della società ma destinati alla locazione’. La norma in commento non pone alcun vincolo di natura soggettiva od oggettivo al riconoscimento del beneficio, in quanto scopo della norma è quello di favorire la messa in sicurezza degli edifici per garantire l’integrità delle persone prima ancora che del patrimonio. I due regimi, ecobonus e sismabonus, possono dunque essere fruiti da titolari di reddito di impresa sugli immobili posseduti o detenuti, a prescindere dalla loro destinazione perché a prevalere è l’interesse pubblico al risparmio energetico e alla messa in sicurezza degli stabili. Devono dunque ritenersi superate le indicazioni fornite nei documenti di prassi (risoluzioni n. 303/E del 15 luglio 2008 e n. 340/E del 1°agosto 2008) che circoscrivevano l’applicabilità della predetta agevolazione escludendola o limitandone ad una quota percentuale per le società esercenti attività di costruzione e ristrutturazione edilizia che intervenivano su immobili merce.
(Vedi risoluzione n. 34 del 2020)

Istituzione dei codici tributo per l’utilizzo in compensazione da parte dei sostituti d’imposta del credito maturato per effetto dell’erogazione del trattamento integrativo ai lavoratori dipendenti e assimilati
Venerdì, 17 Luglio , 2020
Il decreto legge n. 3/2020 convertito, con modificazioni, nella legge n. 21 del 2 aprile 2020 ha previsto il riconoscimento ai lavoratori dipendenti e assimilati di una somma a titolo di trattamento integrativo che non concorre alla formazione del reddito. Tale somma è pari a 600 euro per l’anno 2020 e a 1.200 euro a decorrere dall’anno 2021. I sostituti d’imposta sono tenuti a riconoscere in via automatica il suddetto trattamento integrativo ripartendolo tra le retribuzioni erogate a decorrere dal 1°luglio 2020, ovvero dalla prima retribuzione utile e comunque entro i termini di effettuazione delle operazioni di conguaglio. Lo stesso decreto n. 3/2020 prevede che i sostituti d’imposta sono tenuti a compensare il credito maturato per effetto dell’erogazione del trattamento integrativo. Per consentire loro l’utilizzo in compensazione del suddetto credito, l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 35/E del 26 giugno 2020, ha istituito i codici tributo dei modelli F24 e F24 ‘enti pubblici’ (F24 EP). Per il modello F24 il codice tributo è ‘1701’ denominato ‘Credito maturato dai sostituti d’imposta per l’erogazione del trattamento integrativo – articolo 1, comma 4, del decreto legge 5 febbraio 2020 n. 3’. Per il modello F24 ‘enti pubblici’ (F24 EP) il codice tributo è ‘170E’ denominato ‘Credito maturato dai sostituti d’imposta per l’erogazione del trattamento integrativo – articolo 1, comma 4, del decreto legge 5 febbraio 2020 n. 3’.
(Vedi risoluzione n. 35 del 2020)

Indici sintetici di affidabilità fiscale – periodo d’imposta 2019
Venerdì, 10 Luglio , 2020

Circolare n. 16 del 16 giugno 2020

Indici sintetici di affidabilità fiscale – periodo d’imposta 2019

L’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 16/E del 16 giugno 2020, ha fornito chiarimenti in ordine all’applicazione degli indici sintetici di affidabilità fiscale relativi al periodo d’imposta 2019. Il documento, che illustra le novità (anche quelle introdotte dal decreto Rilancio), le semplificazioni e le istruzioni per il calcolo Isa in dichiarazione dei redditi 2020, è composto da una parte generale e da due allegati. La parte generale chiarisce le novità degli Isa per il periodo d’imposta 2019. Gli allegati contengono uno schema di sintesi degli Isa interessati dalle prossime evoluzioni, con le informazioni richieste a tal fine nei modelli di quest’anno e l’elenco degli Isa evoluti con il Dm 24 dicembre 2019. La circolare dedica inoltre un capitolo alle richieste di chiarimento in ordine a questioni più ricorrenti. Le risposte sono state divise in macro aree tematiche.

Tra le novità trova posto la modifica del coefficiente individuale per il calcolo della stima dei ricavi/compensi e del valore aggiunto e del criterio per confrontare i dati dichiarati con quelli presunti.

Il documento di prassi amministrativa da una parte conferma alcune delle regole alla base degli Isa, come l’attribuzione dei benefici premiali per i contribuenti con punteggio di affidabilità fiscale elevato, dall’altra evidenzia, come già anticipato, le novità introdotte per il periodo d’imposta 2019.

Per ciò che concerne le novità introdotte per gli Isa 2020 occorre fare riferimento ai decreti del 24 dicembre 2019 e del 28 febbraio 2020 emanati dal Mef. Nel primo decreto, ossia quello del 2019, sono stati evoluti 89 Isa; nel secondo, quello di febbraio 2020, sono stati effettuati interventi di aggiornamento delle variabili territoriali di determinati Isa e modifiche agli Isa approvati con i decreti ministeriali 28 dicembre 2018 e 24 dicembre 2019. Inoltre, è stata prevista l’esclusione dall’applicazione degli Isa, per il periodo d’imposta 2019, dei soggetti che partecipano ad un gruppo Iva.

Le innovazioni introdotte con il decreto del Mef del 24 dicembre 2019 hanno riguardato:

- gli 89 Isa modificati, compresi i 20 la cui revisione era stata anticipata dal Provvedimento del 30 gennaio 2019 e l’aggiornamento dei 3 indicatori territoriali per tenere conto del luogo in cui viene svolta l’attività economica;

- la modifica della formula dell’indicatore ‘Incidenza dei costi residuali di gestione’ applicabile alle attività d’impresa e dell’indicatore ‘Incidenza delle altre componenti negative sulle spese’ applicabile alle attività di lavoro autonomo, in modo che il calcolo sia effettuato al netto degli oneri per imposte e tasse;

- la modifica della metodologia di stima dei ricavi dichiarati operata ai fini dell’attribuzione del punteggio che vanno eseguiti in base all’art. 85 del Tuir. Tale stima, ad eccezione di alcuni specifici Isa, è ora comprensiva dei ricavi derivanti dalla vendita di generi soggetti ad aggio o ricavo fisso;

- la metodologia che consente di trattare, con riferimento al periodo d’imposta 2019, il passaggio dal sistema contabile di competenza a quello improntato al criterio di cassa e viceversa;

- la soppressione di alcuni ‘’Indicatori di anomalia’, cui consegue la semplificazione delle correlate variabili ‘precalcolate’ per il periodo d’imposta 2019.

Con il decreto del Mef del 28 febbraio 2020 sono stati effettuati i seguenti interventi:

- l’aggiornamento delle variabili territoriali di alcuni Isa per tener conto delle variazioni amministrative intervenute a seguito dell’istituzione di nuovi comuni nel corso del 2019;

- l’individuazione degli indici di concentrazione della domanda e dell’offerta per area territoriale, al fine di tener conto di possibili situazioni di vantaggio o svantaggio competitivo derivante dalla particolare collocazione territoriale;

- l’individuazione delle misure di ciclo settoriale, per tener conto, in fase di applicazione degli Isa, dell’andamento di eventuali variazioni congiunturali verificatesi nei settori e nei territori;

- modifiche agli Isa approvati con i dm 28 dicembre 2018 e 24 dicembre 2019. In particolare le modifiche hanno riguardato il prezzo del carburante e il coefficiente individuale che partecipa al calcolo della stima dei ricavi/compensi e del valore aggiunto;

- l’esclusione dall’applicazione degli Isa, per il periodo d’imposta 2019, dei soggetti che partecipano ad un gruppo Iva.

Modifiche al calcolo del Coefficiente individuale

Come per lo scorso anno, la stima dei ‘Ricavi/Compensi per addetto’ e del ‘Valore aggiunto per addetto’ sono personalizzate per ogni singolo contribuente sulla base di uno specifico coefficiente individuale che misura le differenze persistenti nella produttività degli operatori economici e che risulta calcolato sui dati delle precedenti otto annualità dichiarative. Attraverso la rilevazione dell’impatto di determinate variabili, non direttamente osservabili, sui ricavi/compensi e sul valore aggiunto, tale coefficiente individuale consente di controllare l’effetto di specificità individuali costanti nel tempo ma non osservabili e di evidenziare situazioni di produttività maggiore o minore rispetto alla media del settore di appartenenza, garantendo che la condizione di ciascun contribuente venga colta con puntualità e precisione, anche tenendo conto dei suoi comportamenti nel tempo. La modifica del coefficiente individuale opera in modo da tenere conto dell’entità della flessione dei ricavi/compensi dichiarati nell’anno di riferimento rispetto al passato e dell’apporto del coefficiente individuale nella stima dei ricavi/compensi e del valore aggiunto. Conseguentemente, quanto maggiore è la flessione dei ricavi/compensi dichiarati dal contribuente nell’anno di applicazione rispetto al passato e quanto maggiore è il contributo del coefficiente individuale nelle stime dei ricavi/compensi e/o del valore aggiunto, tanto maggiore sarà la riduzione prodotta dal correttivo nelle stime stesse.

Indicatori di anomalia

Importante novità che è stata apportata non solo per gli 89 Isa in evoluzione per il periodo d’imposta 2019, ma anche con riferimento a quelli approvati con dm 28 dicembre 2018, riguarda la soppressione di alcuni indicatori elementari di anomalia.

Contribuenti ai quali non si applicano gli Isa – I gruppi Iva

Con il dm di febbraio è stata introdotta una nuova causa di esclusione dall’applicazione degli Isa. Riguarda i soggetti che svolgono attività d’impresa, arte o professione e partecipano a un gruppo Iva. L’esclusione, limitata al solo periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019, deve ritenersi finalizzata all’acquisizione degli elementi conoscitivi indispensabili per poter valutare la possibilità di applicare correttamente gli Isa ai soggetti interessati dall’istituto gruppo Iva. Chi aderisce al gruppo Iva, ancorché escluso dall’applicazione degli Isa, deve comunque presentare il relativo modello.

La stima dei ricavi/compensi

Il documento di prassi amministrativa analizza anche la modifica del criterio con cui sono confrontati i ricavi/compensi dichiarati, con quelli presunti in base agli indicatori elementari di affidabilità. In conseguenza di tale modifica, la stima dei ricavi operata ai fini dell’attribuzione del punteggio relativo agli indicatori elementari di affidabilità, sarà comprensiva dei proventi delle attività per le quali si percepiscono aggi o ricavi fissi. Rispetto agli anni passati, quindi, non opera più il meccanismo utilizzato per la neutralizzazione della componente relativa all’attività di vendita di generi soggetti ad aggio o ricavo fisso che consentiva di escludere dalla stima i proventi derivanti da tali attività. Sono stati modificati anche i criteri di compilazione del quadro contabile per le imprese dei modelli Isa; le componenti positive e negative di reddito, da indicare nel quadro F, dovranno far riferimento, in maniera indistinta, sia ai beni ad aggio o ricavo fisso che a tutti gli altri beni.

La modulistica

La circolare fornisce indicazioni in merito agli aspetti correlati alla modulistica Isa 2020, dando evidenza delle novità rispetto ai modelli approvati per il precedente periodo d’imposta.

La semplificazione degli adempimenti

Gli Isa attribuiscono a ciascun contribuente un punteggio che è espressione del grado di ‘affidabilità fiscale’, anche al fine di consentire l’accesso a uno o più specifici benefici premiali. Trattandosi di un risultato che va da 1 a 10, il punteggio dell’Isa rappresenta un valore di sintesi. La capacità dei diversi indicatori elementari di concorrere efficacemente a tale sintesi è ovviamente condizionata anche dalla varietà e dalla qualità delle informazioni contenute nei modelli. Con riferimento agli Isa evoluti per il periodo d’imposta 2019, si tratta delle informazioni dichiarative presenti nei modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli studi di settore presentati per il periodo d’imposta 2017. La prima applicazione di questo nuovo strumento di compliance è stata accompagnata da un’importante operazione di riduzione degli adempimenti dichiarativi rispetto a quelli previsti per gli studi di settore. Mentre, infatti, per questi ultimi, all’interno di ciascun modello erano previste 258 informazioni, i modelli degli Isa relativi al periodo d’imposta 2018 hanno richiesto, invece, mediamente 147 informazioni. La riduzione della quantità di dati richiesti è ancora più significativa con riferimento alle variabili di tipo strutturale: si è passati, infatti, dalle 83 informazioni presenti, in media, nei modelli degli studi di settore, alle 29 contenute nei modelli Isa. Il processo di semplificazione ha inoltre comportato l’eliminazione dell’obbligo di compilazione degli Isa per una serie di soggetti tenuti alla presentazione degli studi di settore. Parliamo di coloro che dichiarano ricavi/compensi di ammontare compreso tra 5.164.569 e 7.500.000 euro; di chi si trova in un periodo di non normale svolgimento dell’attività; di chi esercita un’attività che costituisce mera prosecuzione di attività precedentemente svolte da altri soggetti. Tale percorso di riduzione e semplificazione degli adempimenti è proseguito con la modulistica approvata per il periodo d’imposta 2019.

Le principali novità della modulistica 2020

La struttura dei modelli Isa 2020 è sostanzialmente analoga a quella dei modelli relativi alla precedente annualità. Sono 175 i modelli, riconducibili a 5 macro categorie:

· comparto agricolo (Isa individuati dalla lettera A);

· attività delle manifatture (Isa individuati dalla lettera D);

· comparto economico dei servizi (Isa individuati dalla lettera G);

· attività dei professionisti (Isa individuati dalla lettera K);

· area del commercio (Isa individuati dalla lettera M).

Confermata la struttura delle istruzioni. Oltre alle Istruzioni Parte Generale, sono previste istruzioni comuni, utili per la compilazione di tutti gli Isa, per i quadri A (personale), F (dati contabili impresa), G e H (dati contabili lavoro autonomo). All’interno delle istruzioni dei singoli Isa è operato un rinvio alle istruzioni comuni cui far riferimento per la compilazione dello specifico quadro contenuto nel modello riferibile alla propria attività economica. Segue una panoramica degli elementi di maggiore novità o rilevanza contenuti nelle istruzioni.

Istruzioni Parte Generale

Nelle istruzioni Parte Generale si forniscono indicazioni valide per tutti gli Isa. Allegata è la Tabella contenente l’indicazione delle attività (individuate per codice Ateco) e il corrispondente Isa approvato. La consultazione di tale tabella è fondamentale per verificare se, rispetto all’attività di impresa o di lavoro autonomo esercitata, risulta approvato un Isa e, pertanto, se si è tenuti alla presentazione del relativo modello per la dichiarazione dei dati rilevanti ai fini dell’applicazione degli stessi Isa. La circolare ricorda ed elenca i soggetti che applicano gli Isa, tenuti alla compilazione del modello e fa l’elenco delle fattispecie che escludono dall’applicazione degli Isa. Il documento, precisa, che per il periodo d’imposta 2019 non risultano ancora esclusi dall’applicazione degli Isa gli enti non commerciali del Terzo settore che optano per la determinazione forfettaria del reddito di impresa, le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale che applicano il regime forfetario, le imprese sociali. E’ bene tuttavia rammentare che chi determina il reddito con criteri forfettari è comunque escluso dall’applicazione degli Isa.

Istruzioni quadro A – Personale

Tutti gli Isa relativi ad attività di impresa prevedono un unico Quadro A- Personale nel quale sono richieste informazioni relative al personale addetto all’attività. Per le istruzioni relative alla compilazione di tale quadro si rinvia al documento generale ‘Istruzioni Quadro A, Personale’. Lo stesso approccio vale per i modelli Isa dei professionisti.

Istruzioni quadro F – Dati contabili (Imprese)

Nel quadro F dei modelli, per il periodo d’imposta 2019, risultano eliminati molti righi relativi ad informazioni non più necessarie per gli Isa. Per consentire il corretto calcolo della stima dei ricavi secondo i nuovi criteri, sono state eliminate tutte le informazioni relative all’indicazione separata dei ricavi, dei costi e delle consistenze di magazzino relative alla vendita di beni soggetti ad aggio o ricavo fisso; conseguentemente, le componenti positive e negative di reddito, da indicare nel quadro F, dovranno far riferimento, in maniera indistinta, sia ai beni ad aggio o ricavo fisso che a tutti gli altri beni. Le istruzioni per la compilazione del quadro F dicono anche che i ricavi delle attività per le quali si percepiscono aggi o ricavi fissi devono essere indicati in conformità alle modalità seguite nella compilazione del quadro RF o RG del mod. Redditi 2020. Naturalmente la nuova modalità di compilazione riguarda tutti i 175 Isa in vigore per il periodo d’imposta 2019. Sono state eliminate le informazioni relative alle opere, forniture e servizi di durata ultrannuale così come per quelle relative alle attività ad aggio o ricavo fisso, confluite nel quadro ‘Elementi specifici dell’attività’ degli Isa. Eliminati i righi contenenti le voci ‘Spese per acquisti di servizi’ e ‘Altri costi per servizi’ che sono state riunite nel solo rigo ‘Costo per servizi’.

Istruzioni quadro G e H – Dati contabili (Professionisti)

I quadri dei dati contabili G e H, entrambi riferibili alle attività professionali, si differenziano per essere correlati ad Isa applicabili agli esercenti arti e professioni approvati, rispettivamente, nel 2018 e nel 2019. La diversificazione dei due quadri è correlata al processo di omogeneizzazione delle informazioni richieste ai fini dell’applicazione degli Isa e delle informazioni necessarie per la determinazione del reddito di lavoro autonomo presenti all’interno del quadro RE dei modelli Redditi. Al fine di ridurre gli oneri a carico dei contribuenti in fase dichiarativa, è stato previsto che, a partire dal periodo d’imposta 2020, dai modelli per la comunicazione dei dati rilevanti ai fini degli Isa siano esclusi i dati già contenuti negli altri quadri dei modelli di dichiarazione previsti ai fini delle imposte sui redditi. Tale processo che ha interessato i modelli riferiti ad Isa relativi al lavoro autonomo evoluti per il periodo d’imposta 2019, si concluderà con la restante parte dei modelli relativi alle attività professionali che saranno approvati per il periodo d’imposta 2020. Il nuovo quadro H si presenta con una struttura e una composizione dei righi sostanzialmente identica a quella dei quadri RE. Nei righi del quadro H vanno riportati gli stessi importi dichiarati nei corrispondenti righi del quadro RE.

Quadri E – Dati per la revisione

Con il quadro E – Dati per la revisione vengono chieste ulteriori informazioni utili per le future attività di analisi correlate all’elaborazione degli Isa per le prossime annualità. Tali informazioni, che non saranno pertanto rilevanti ai fini del calcolo dell’Isa per l’anno di applicazione, saranno utilizzate per adeguare gli Isa per le annualità future.

Gli ulteriori dati forniti dall’Agenzia delle Entrate

Per il periodo d’imposta 2019 ai fini del calcolo degli Isa si deve tenere conto dei dati cosiddetti ‘precalcolati’ resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate. I soggetti esclusi dall’applicazione degli Isa, tenuti comunque alla presentazione del modello, potranno esimersi dall’acquisizione di tali dati ‘precalcolati’ limitandosi a compilare i dati presenti nel modello stesso.

Dati precalcolati Isa 2020 – novità

Al fine di rende l’adempimento quanto più possibile agile, il ‘pacchetto’ di informazioni precalcolate risulta molto ridotto rispetto a quello fornito per il 2019. Sono state infatti eliminate una serie di variabili (vedi circolare) e di conseguenza non risultano più attivi gli indicatori di anomalia ad esse correlati (vedi circolare).

Dati precalcolati Isa 2020 – struttura

Come già avvenuto per il periodo d’imposta 2018 anche per il 2019 le variabili precalcolate sono fornite sulla base dei dati degli studi di settore, dei parametri e degli Isa applicati dal contribuente negli otto periodi di imposta precedenti a quello di applicazione. Per ogni contribuente vengono elaborate una o più posizioni Isa complete e due posizioni Isa residuali, una per l’attività di impresa e una per l’attività di lavoro autonomo. In fase di applicazione sarà utilizzata, con riferimento alla tipologia di reddito dichiarata, la posizione Isa relativa all’indice selezionato dall’utente, se presente, oppure la posizione Isa residuale.

Dati precalcolati Isa 2020 – modificabilità

In fase di applicazione il contribuente ha la possibilità di modificare:

· i valori delle variabili fornite dall’Agenzia delle Entrate, solo se valorizzate;

· la variabile relativa all’Anno di inizio attività risultante in ‘Anagrafe Tributaria’, anche se non valorizzata.

E’ importante ricordare, tuttavia, che vi sono dati che, anche se valorizzati, non possono essere modificati. La circolare li elenca espressamente.

Dati precalcolati Isa 2020 – consultazione ed acquisizione

In relazione alle modalità con le quali l’Agenzia delle Entrate rende disponibile ai contribuenti, ovvero ai soggetti incaricati della trasmissione telematica, tali ulteriori dati, la circolare non segnala la presenza di alcuna novità rispetto alla precedente annualità.

Gli Isa evoluti per il periodo d’imposta 2019

Per il periodo d’imposta 2019, sono stati oggetto di integrale revisione 89 Isa. La circolare fornisce di seguito elementi di maggiore approfondimento con riferimento a specifici Isa evoluti, divisi per macrocomparto economico di appartenenza, interessati da interventi più rilevanti o particolari.

Le peculiarità applicative – Isa comparto delle manifatture

Isa BD12U – Produzione e commercio al dettaglio di prodotti di panetteria.

Le peculiarità applicative – Isa comparto dei professionisti

Isa BK01U – Studi notarili.

Isa BK04U – Attività degli studi legali.

Isa BK21U – Attività degli studi odontoiatrici e delle imprese operanti in ambito odontoiatrico.

Isa BK22U – Servizi veterinari.

Isa BK24U – Consulenza agraria fornita da agrotecnici e periti agrari.

Le peculiarità applicative – Isa comparto dei servizi

Isa con attività di vendita di generi ad aggio o ricavo fisso e proventi derivanti da apparecchi di cui all’art. 110 comma 6 del TULPS.

Isa con attività caratterizzate da ‘stagionalità’ (BG44U, BG58U, BG60U).

Isa con attività interessate da operazioni di ‘split payment’, ‘reverse charge’ e ‘Ritenute operate ai sensi dell’art. 25 del D.L. n. 78/2010’ (BG40U, BG50U, BG69U, BG75U).

BG31U – Manutenzione e riparazione di autoveicoli, motocicli e ciclomotori; AG15S – Servizi nca.

Isa BG36U – Servizi di ristorazione commerciale.

Isa BG37U – Attività di bar, gelateria, pasticceria e produzione dolciaria.

BG40U – Locazione, valorizzazione, compravendita di beni immobili.

Isa BG44U – Strutture ricettive alberghiere ed extralberghiere.

Isa BG54U – Sale giochi e biliardi, gestione di apparecchi automatici da intrattenimento.

Isa BG60U – Stabilimenti balneari.

Isa BG61U – Intermediario del commercio.

BG68U – Trasporto di merci su strada e servizi di trasloco.

BG79U – Noleggio di autovetture e altri mezzi di trasporto terrestre; AG09S – Noleggio nca.

BG88U – Autoscuole, scuole nautiche e agenzie di disbrigo pratiche.

Le peculiarità applicative – Isa comparto del commercio

Come già osservato per il periodo d’imposta 2019, per le attività d’impresa, alcuni dati contabili relativi ad aggi o ricavi fissi, presenti all’interno del Quadro F nei modelli Isa periodo d’imposta 2018, sono stati eliminati. Il loro contenuto è stato inserito nel Quadro C, solo per gli Isa riferibili ad attività per le quali componenti ad aggio o ricavo fisso risultano significative. Per il comparto del commercio si tratta dei seguenti Isa: AM01U, BM06A, BM12U, BM13U, BM20U, AM80U, BM81U e BM85U.

Il software applicativo ‘Il tuo Isa 2020’

Il calcolo del punteggio del singolo indice sintetico di affidabilità fiscale, effettuabile tramite il software ‘Il tuo Isa 2020’, è operato sulla base dei dati dichiarati dal contribuente per il periodo d’imposta 2019 e dei dati precalcolati forniti dall’Agenzia delle Entrate.

Per il periodo d’imposta 2019 la struttura del software non presenta novità strutturali. Dunque gli operatori potranno confrontarsi con uno strumento che già conoscono. Confermata l’articolazione dell’applicativo in quattro sezioni che sono: ‘Impronta’; ‘Compila’; ‘Invia’ e ‘Utilità’. Completata la fase di inserimento dei dati richiesti, selezionando ‘Vai a calcolo’ è possibile effettuare il calcolo dell’indice e visualizzarne il risultato nella sezione ‘Indice sintetico di affidabilità’ dove troviamo il punteggio Isa e l’importo degli ‘Ulteriori componenti positivi per massimizzarne il profilo di affidabilità’.

Come già previsto per il periodo d’imposta 2018, gli indicatori elementari di anomalia sono visualizzati solo in caso di disallineamento: in tale circostanza è presente, oltre all’eventuale importo di ulteriori componenti positivi da dichiarare per disattendere la specifica anomalia, un’informativa di dettaglio con la descrizione della stessa.

In corrispondenza dell’informazione riguardante il punteggio Isa, è riportato un messaggio che richiama le regole di accesso ai benefici premiali previste per il periodo d’imposta 2019. L’informativa con l’importo degli ulteriori componenti positivi rappresenta un arricchimento dell’esito del software ‘Il tuo Isa 2020’. Tale informazione consente di identificare in modo diretto e immediato l’importo degli ulteriori componenti positivi utili a massimizzare il punteggio dell’Isa applicato.

I benefici premiali

La circolare fornisce chiarimenti in merito all’attribuzione di benefici premiali ai contribuenti. Con il provvedimento del 30 aprile 2020 sono state individuate le condizioni in presenza delle quali vengono riconosciuti i benefici per effetto dell’applicazione degli Isa al periodo d’imposta 2019. L’individuazione, per tale annualità, dei criteri di accesso ai diversi benefici tiene conto di una duplice esigenza:

- da un lato definire dei punteggi idonei ad individuare situazioni di affidabilità fiscale rispetto al periodo di imposta a cui gli Isa sono stati applicati (nel caso di specie il 2019);

- dall’altro, contestualmente, in modo coerente con la filosofia degli Isa, provare ad individuare, al fine di premiarle, situazioni di affidabilità fiscale ripetute nel tempo (nel caso di specie i periodi di imposta 2018 e 2019).

Il meccanismo predisposto consente di accedere ai benefici sia, ovviamente, ottenendo un punteggio idoneo nell’annualità di applicazione sia, ove ciò non accada, valutando il punteggio dell’anno di applicazione congiuntamente a quello dell’anno precedente. Ciò, in coerenza con quanto previsto dalla norma, ossia dall’articolo 9-bis, comma 12, del dl 50/2017, laddove prevede che i livelli di affidabilità per poter accedere ai benefici siano individuati ‘anche con riferimento alle annualità pregresse’. Di seguito la circolare riporta, nel dettaglio, in relazione a ciascun beneficio premiale, il livello di affidabilità necessario per accedervi. Per usufruire dei benefici previsti dall’art. 9-bis, uno schema sintetizza i livelli di affidabilità fiscale richiesti per il periodo d’imposta 2019; inoltre la circolare riporta alcune esemplificazioni che chiariscono meglio le modalità con cui applicare i nuovi criteri per l’individuazione, in relazione al periodo d’imposta 2019, del punteggio utile ai fini della fruizione dei benefici fiscali.

Le novità in materia di Isa introdotte dal Decreto Rilancio

La circolare fornisce prime considerazioni in ordine alle nuove disposizioni attinenti agli Isa, contenute nel decreto Rilancio. Il riferimento è, in particolare, all’articolo 148 del decreto recante ‘Modifiche alla disciplina degli indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa)’. Tale intervento introduce una disciplina eccezionale limitata a specifici periodi di imposta, ossia:

- ai soli periodi d’imposta in corso al 31 dicembre 2020 e 2021 finalizzato a tenere conto degli effetti di natura straordinaria della crisi economica e dei mercati conseguente all’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del Covid-19;

- ai soli periodi di imposta in corso al 31 dicembre 2018 e 2020 finalizzato alla individuazione di particolari modalità di svolgimento delle attività di analisi del rischio basate sull’esito della applicazione degli Isa.

L’analisi del rischio per i periodo d’imposta 2018 e 2020

Sul tema dell’attività di analisi del rischio, l’art. 148 del decreto Rilancio interviene individuando, nel comma 2, specifiche modalità di esecuzione, prevedendo che tali attività siano effettuate:

· limitatamente al periodo 2018, tenendo conto anche del livello di affidabilità fiscale derivante dall’applicazione degli Isa relativo al periodo d’imposta 2019;

· limitatamente al periodo 2020, tenendo conto anche del livello di affidabilità fiscale più elevato derivante dall’applicazione degli Isa per i periodi d’imposta 2018 e 2019.

Le motivazioni che hanno portato all’individuazione di modalità specifiche per l’attività di analisi del rischio relativa ai periodi d’imposta 2018 e 2020, sono da ricercare da un lato dalle difficoltà per l’applicazione degli Isa nel 2018 e, dagli effetti sull’economia causati dall’emergenza sanitaria.

In relazione al periodo d’imposta 2020 (Isa 2021) l’intento del legislatore è quello di evitare che l’analisi del rischio di evasione fiscale sul giudizio di affidabilità del contribuente sia relativo esclusivamente ad un’annualità in cui l’emergenza sanitaria causata dalla pandemia da Coronavirus comporterà ricadute economiche su imprese e lavoratori autonomi. Il giudizio di affidabilità del contribuente dovrà pertanto basarsi anche sui risultati dell’applicazione degli Isa per i periodi d’imposta 2018 e 2019 che, qualora facessero emergere un punteggio indicativo di una sostanziale affidabilità del contribuente, porteranno a ritenere di scarso interesse la posizione del contribuente ai fini dell’analisi del rischio di evasione fiscale. L’utilizzo anche dei dati del 2018 e del 2019 per il 2020 riflette la logica degli Isa, sensibile alla ‘storia fiscale’ del contribuente.

Gli interventi disposti per tenere conto all’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del Covid-19

Le novità introdotte dall’art. 148 del decreto Rilancio che affrontano anche il tema della sostenibilità dei risultati dell’applicazione degli Isa nei periodi di imposta di emergenza da Coronavirus, sono limitate ai soli periodi di imposta 2020 e 2021. Tale limitazione temporale è chiara; l’intervento ha infatti la finalità di consentire la corretta applicazione degli Isa valutati gli effetti che il Covid-19 ha causato sul tessuto economico italiano e di cui gli Isa dovranno tener conto. Coerentemente l’intervento non risulta rilevante per il periodo d’imposta 2019, per il quale sono attualmente in corso gli adempimenti correlati alla presentazione dei dati rilevanti per l’applicazione degli Isa, trattandosi di una annualità in alcun modo interessata dall’emergenza sanitaria.

Il comma 1 dell’art. 148 del decreto Rilancio, spostando al 30 aprile dell’anno successivo a quello di applicazione, il termine per le integrazioni degli indici, con effetti significativi sulle diverse tempistiche dell’intero processo di elaborazione ed aggiornamento degli Isa, ha voluto riconoscere ancora più tempo per svolgere tutte le analisi e le elaborazioni necessarie a tenere in adeguata considerazione gli effetti economici prodotti dalla pandemia. Tale lettura della norma consente di poter riaffermare il principio che le situazioni di natura straordinaria che causano mutamenti imprevedibili nelle condizioni di svolgimento delle attività economiche o delle aree territoriali, rappresentano un elemento di cui gli Isa dovrebbero essere in grado sempre di tenere conto, ai fini della capacità degli stessi a rappresentare la realtà delle attività economiche a cui si riferiscono.

La circolare precisa anche che gli interventi prescritti dall’art. 148 ‘dovranno essere idonei a rendere rappresentativi gli Isa per il ‘campione di riferimento’ individuando gli effetti della crisi epidemiologica’. ‘Viceversa laddove le specifiche modalità di svolgimento dell’attività del singolo contribuente siano profondamente diverse da quelle del campione riferibile alla gran parte dei soggetti che svolgono la specifica attività utilizzato nella fase di aggiornamento degli Isa il contribuente, come di consueto, potrà dichiarare la presenza di una ipotesi di non normale svolgimento della attività’.

Risposte a quesiti

In questa circolare l’Agenzia delle Entrate ha fornito risposte a quesiti formulati ed inviati dopo il mese di settembre 2019. I quesiti e le relative risposte sono stati divisi in macro aree tematiche. Qui ci limitiamo ad evidenziare le tematiche affrontate.

Effetti dell’applicazione degli Isa in particolari situazioni di non normale svolgimento dell’attività.

Corretta compilazione dei modelli Isa 2020.

Termini di presentazione della dichiarazione e punteggio Isa.

Regime premiale Isa.

(Vedi circolare n. 16 del 2020)

Istituzione dei codici tributo per il versamento dei contributi forfettari dovuti ai sensi dell’art. 103 del decreto legge Rilancio
Venerdì, 5 Giugno , 2020
Il decreto legge Rilancio consente ai datori di lavoro di presentare istanza per concludere un contratto di lavoro subordinato con cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale o di dichiarare la sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare, tuttora in corso, con cittadini italiani o stranieri. Inoltre ai cittadini stranieri, in possesso di permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, è consentito di presentare istanza per richiedere un permesso di soggiorno temporaneo della durata di sei mesi. Per le suddette istanze è previsto il pagamento di un importo forfettario che nel primo caso ammonta a 500 euro (per ciascun lavoratore), mentre nel secondo a 130 euro. Per consentire il pagamento di tali contributi l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 27/E del 29 maggio 2020, ha istituito i codici tributo da utilizzare nel modello ‘F24 Versamenti con elementi identificativi’. I nuovi codici tributo sono: ‘REDT’ denominato ‘Datori di lavoro – contributo forfettario 500 euro – art. 103, comma 1, D.L. n. 34/2020’; ‘RECT’ denominato ‘Cittadini stranieri – contributo forfettario 130 euro – art. 103, comma 2, D.L. n. 34/2020’.
(Vedi risoluzione n. 27 del 2020)

Versamento dell’Irap – Art. 24 decreto legge Rilancio – Soggetti con esercizio non coincidente con l’anno solare
Venerdì, 5 Giugno , 2020
L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 28/E del 29 maggio 2020, ha fornito chiarimenti in ordine all’applicazione dell’articolo 24 del decreto legge Rilancio, con specifico riferimento ai soggetti che esercitano in proprio attività in periodi d’imposta non coincidenti con l’anno solare. L’articolo 24 ha previsto che non è dovuto il saldo relativo al periodo d’imposta 2019 dell’imposta regionale sulle attività produttive. Parimenti non è dovuto l’acconto relativo alla prima rata per il periodo d’imposta 2020 sempre relativo all’Irap. L’esonero non investe i soggetti con ricavi/compensi superiori a 250 milioni di euro nel periodo d’imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto Rilancio. L’articolo 24 si applica anche ai soggetti che hanno esercizi c.d. ‘a cavallo’ ossia il periodo d’imposta non coincide con l’anno solare. In merito ai termini di versamento è bene ricordare che per i contribuenti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, il versamento del saldo dovuto con riferimento all’Irap deve avvenire entro il 30 giugno dell’anno di presentazione della dichiarazione stessa e quello relativo alla I^ rata dell’acconto entro il medesimo termine ovvero entro il 30 novembre (II^ rata dell’acconto). Ciò significa che questi soggetti non sono tenuti ad effettuare i versamenti di giugno 2020; per i contribuenti con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, invece, i versamenti devono avvenire entro l’ultimo giorno del sesto mese successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta (saldo periodo precedente e I^ rata dell’acconto) e l’ultimo giorno dell’undicesimo mese dello stesso periodo d’imposta (II^ rata dell’acconto). Risulta, quindi, determinante individuare il periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019. La risoluzione riporta alcuni esempi.
(Vedi risoluzione n. 28 del 2020)

Istruzioni per il versamento dell’Imu a seguito della legge di Bilancio 2020 – I codici tributo da utilizzare
Venerdì, 5 Giugno , 2020
L’ultima legge di Bilancio ha previsto l’abolizione a decorrere dall’anno 2020 dell’imposta unica comunale (Iuc) ma non altrettanto dell’imposta municipale propria (Imu) e della tassa sui rifiuti (Tari). L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 29/E del 29 maggio 2020, ha fornito le istruzioni per il versamento dell’Imu con i modelli F24 e F24 Enti pubblici. Il versamento deve avvenire con i codici tributo istituiti con le risoluzioni n. 35/E/2012 e n. 33/E/2013. Inoltre, per esigenze di monitoraggio, per il versamento dell’Imu relativa ai fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita è stato istituito il codice tributo ‘3939’ denominato ‘IMU – imposta municipale propria per i fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita – COMUNE’. Per i versamenti dell’IMU da effettuare tramite il modello F24 EP sono confermati i codici tributo istituiti con le risoluzioni n. 53/E/2012 e n. 33/E/2013.
(Vedi risoluzione n. 29 del 2020)

Istituzione dei codici tributo per il versamento dell’addizionale Ires per i soggetti che producono redditi derivanti da attività in concessione
Venerdì, 5 Giugno , 2020
Con la risoluzione n. 30/E del 3 giugno 2020 l’Agenzia delle Entrate ha istituito i codici tributo per il versamento, tramite modello F24, dell’addizionale all’Ires per i soggetti che producono redditi derivanti da attività in concessione. L’ultima legge di Bilancio ha infatti previsto per i periodi d’imposta 2019, 2020 e 2021 la maggiorazione di 3,5 punti percentuali dell’Ires per il miglioramento della rete infrastrutturale e dei trasporti delle attività svolte sulla base di concessioni autostradali, aeroportuali e ferroviarie. I nuovi codici tributo sono: ‘2045’ denominato ‘Addizionale IRES sui redditi derivanti da attività in concessione – ACCONTO PRIMA RATA’; ‘2046’ denominato ‘Addizionale IRES sui redditi derivanti da attività in concessione – ACCONTO SECONDA RATA O IN UNICA SOLUZIONE’; ‘2047’ denominato ‘Addizionale IRES sui redditi derivanti da attività in concessione – SALDO’.
(Vedi risoluzione n. 30 del 2020)

Istituzione dei codici tributo per il versamento delle somme dovute a seguito degli atti di recupero delle tasse sulle concessioni governative di cui all’art. 21 della tariffa allegata al Dpr n. 641/1972
Venerdì, 5 Giugno , 2020
Per consentire il versamento, tramite modello F24, delle somme dovute a seguito degli atti di accertamento emessi dagli Uffici finalizzati al recupero delle tasse sulle concessioni governative l’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 31/E del 3 giugno 2020, ha istituito i seguenti codici tributo: ‘3425’ denominato ‘Tassa concessione governativa – telefonia mobile – atto di accertamento’; ‘3426’ denominato ‘Tassa concessione governativa – telefonia mobile – interessi – atto di accertamento’; ‘3427’ denominato ‘Tassa concessione governativa – telefonia mobile – sanzioni – atto di accertamento’. Le spese di notifica relative ai suddetti atti sono versate con il codice tributo ‘9400 – spese di notifica per atti impositivi’.
(Vedi risoluzione n. 31 del 2020)


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